Golfera | La resina per un forno

Circa 20 anni fa si è posto davanti a noi un bivio: se specializzarci solo nella produzione e vendere il materiale, puntando di conseguenza sulla quantità; oppure specializzarci sulla posa e la produzione non convenzionale, quindi le ristrutturazioni e le situazioni critiche in particolare. Abbiamo deciso di dare maggiore rilievo ai cicli di lavorazione e di posa sartoriali, senza però dimenticarci completamente della produzione standard. Quello che facciamo abitualmente è arricchire e modificare le nostre formulazioni a seconda delle sollecitazioni a cui verrà sottoposta la pavimentazione, del tipo di supporto e delle esigenze del cliente. Realizzare il prodotto universale senza rinunciare alla qualità purtroppo non è possibile.

Il nostro obiettivo è seguire il cliente dal preventivo al post-lavoro, così da garantire per intero il ciclo di lavorazione e potere non solo collaborare, ma crescere assieme. Un esempio in questo senso è quello che è successo nella collaborazione tra noi e un nostro, ormai storico, cliente che opera nel settore alimentare.

Si è rivolto a noi perché aveva bisogno di un rivestimento in una zona molto particolare e delle aziende contattate prima, nessuna aveva considerato la resina. Senza apportare le dovute modifiche, la formulazione base della resina non può resistere a sbalzi di temperatura, movimenti del sottosuolo e le altre sollecitazioni. Il cliente comunque si trovava a dover rifare il pavimento ogni 3/4 anni, perché le nemmeno le mattonelle presenti potevano sostenere quel genere di stress. La prima tappa del nostro percorso è stata sistemare il supporto, rimuovendo le mattonelle e creando delle zone di dilatazione del cemento e dei giunti con il nostro stucco epossidico. I giunti sono poi stati rinforzati e in seguito il tutto è stato rivestito con i nostri “fondi umidi”, una speciale formulazione che permette di controllare l’umidità proveniente dal sottosuolo, per migliorare la tenuta del rivestimento. Infine abbiamo aggiunto gli angoli tondi, come richiesto dalle norme di igiene, ma modificati nelle dimensioni per andare incontro alle necessità della zona. Solo dopo aver completato tutti questi passaggi siamo stati in grado di finire il lavoro con le mani di resina e consegnarlo. C’è però da ricordare che era un esperimento. Dopo qualche mese siamo tornati dal cliente per prelevare una “carota”, una piccola sezione di superficie senza andare a sollecitare l’intera pavimentazione e controllare che il supporto non avesse subito danni.

Il risultato è stato decisamente soddisfacente, tant’è vero che dal 2010, anno in cui è stato fatto il lavoro, non abbiamo ancora dovuto effettuare nessun tipo di manutenzione e questo ci ha permesso di creare un rapporto di fiducia tale con il cliente da seguirlo anche in altre sezioni dello stabilimento.

Il pavimento è il piano di lavoro per eccellenza

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